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27/05/12




Khaled Khalifa, il regime siriano spezza 
una mano allo scrittore

Tirato per i capelli, picchiato violentemente e sequestrato dagli uomini della sicurezza siriana, mentre partecipava al funerale di Rabi‘ Ghazzi. E’ Khaled Khalifa, scrittore, amico, siriano e umano. Glielo avevano promesso e prima o poi sarebbe accaduto.
Khaled Khalifa, famoso per il suo libro Elogio dell’odio (edizioni Bombiani), l’ho conosciuto nel giugno dell’anno scorso , ospite con me al programma di Gad Lerner “L’Infedele”. Ricordo ancora l’istante in cui lo vidi arrivare dietro le quinte e sorridermi. Era sudato, indossava delle ciabatte e il suo aspetto paffuto mi aveva fatto stringere amicizia con lui ancor prima che ci salutassimo. Khaled quella indimenticabile sera, riuscì a incantare tutti con il suo coraggio.
Sapeva che gli uomini del regime lo avrebbero ascoltato, mentre parlava del genocidio, come l’ha sempre chiamato lui, che accadeva in Siria. In molti quella sera gli chiesero “perchè torni in Siria?” e lui rispose “perchè devo stare con il mio popolo”. Qualcuno disse che nel mondo arabo non esistono scrittori non impegnati politicamente. Khaled Khalifa nè è la prova.
Mesi dopo Khaled mi mandò un messaggio dicendomi che, se le autorità siriane glielo avessero permesso, sarebbe venuto a Roma a tenere una conferenza e ci saremmo reincontrati. Ieri, uomini che vogliono umiliare un intero popolo, hanno rotto una mano a Khaled, a simboleggiare il volere che lui non scriva più. In un intervista telefonica, nelle ore successive in cui è stato liberato, scaraventato fuori da una macchina, Khaled ha detto “con una mano mi sarà difficile battere a macchina”.
Il mio augurio, caro amico, è di poter leggere altri, tanti, tuoi libri. (Shady Hamadi)

Telefono Merkel...


26/05/12

Quirinalesque




Berlusconi presidente della Repubblica. Se si avverasse tale funesta ipotesi, non meno catastrofica della profezia dei Maya, cosa sarebbe dell’Italia? Ma via, è fantapolitica, roba da visionari, commenterà qualcuno: Berlusconi è bollito, il Pdl al minimo storico, persi i ballottaggi, sondaggi in picchiata, un partito alla ricerca di un nuovo nome e di una nuova identità. L’ex alleato, la Lega, in coma irreversibile, disintegrata nei ballottaggi e dagli scandali familiari che ipotizza di uscire dal Parlamento…
Berlusconi al Colle è una eventualità su cui oggi nemmeno il più scriteriato dei bookmakers scommetterebbe. In realtà nessuno ci avrebbe scommesso neanche alla vigilia della sua discesa in campo nel 1994. La realtà però ha superato la più delirante delle fantasie. Berlusconi è rimasto al governo del Paese per quasi un ventennio, si è rialzato quando (quasi) tutti lo consideravano fuori gioco. Ha scatenato il suo impero mediatico e commerciale. Ha tessuto nuove alleanze, comprandosi voti e consensi: 316 parlamentari hanno dichiarato perfino con un voto in aula che Ruby era la nipote di Mubarak…

Ieri l’ex premier è tornato a far parlare di sé con la sua proposta di presidenzialismo alla francese e non ha scartato l’eventualità di una sua candidatura al Quirinale. Sarà il caso di non prenderlo sotto gamba.
Sarà soprattutto il caso di invocare quella benedetta legge sul conflitto di interessi su cui lo stesso centro sinistra ha sempre, colpevolmente sorvolato.
Per non ritrovarci con un Quirinale trasformato in un teatrino del burlesque frequentato da escort travestite da corrazzieri. (Stefano Corradino)

23/05/12

20


Non chiamiamoli grillini



Grillo, grillismo, grillini. Noto in me, e immagino in molti miei colleghi, la difficoltà ad abbandonare le logiche della politica personalistica che ha furoreggiato negli ultimi decenni, quando tutto sembrava ridursi allo scontro fra alcune personalità salvifiche: Berlusconi, Bossi, Di Pietro, il segretario di turno del centrosinistra. Il leader riempiva con il suo ego le pagine dei giornali e le poltroncine dei talk show. Gli altri membri del partito scadevano al rango di cortigiani, caratterizzandosi solo per la capacità di imitare in peggio i difetti del capo. Costui era anche il detentore della cassa e il compilatore delle liste, quindi il padrone delle loro carriere. Gli elettori gli si affidavano passivamente e il nome del leader sulla scheda rappresentava plasticamente la resa della Democrazia alla Signoria: la scelta non era più sulle idee ma sulle facce, forse perché alle idee era più difficile mettere il fondotinta.

L’epoca delle rockstar politiche, per fortuna, è finita. Lo si era già visto nelle rivolte delle piazze arabe e degli indignados, quando con grande dispetto di noi cronisti non saltò mai fuori il nome di un capopopolo a cui appendere il titolo del giornale. Cinque Stelle non è il partito di Grillo, ma un movimento in franchising, senza rapporti di dipendenza gerarchica (ed economica) fra il guru e la base. Il neosindaco di Parma ha potuto smarcarsi da Grillo fin dalla prima intervista. Lo avessero fatto un leghista o un berlusconiano, sarebbero stati scomunicati. Adesso tutti dovranno imitare quel modello: l’Italia chiede facce nuove, ma stavolta le preferirebbe anonime. (Massimo Gramellini)

21/05/12



La Parma a 5 stelle / Marco Bracconi

 Il candidato  Cinque Stelle ha vinto. E’ sindaco di Parma. E a Pizzarotti vanno i migliori auguri di buon lavoro. Chiunque governa bene in un Paese generalmente sgovernato è il benvenuto.
A margine si notino due cose.
La prima è che nella città emiliana l’affluenza è calata molto meno che in altri comuni. E allora se Grillo e compagni portano più gente a votare non c’è che da rallegrarsene.
La seconda è la reazione un po’ puerile del Pd sconfitto. 
Affermare piccati che la colpa è degli elettori del centrodestra che sono andati a votare Pizzarotti è indicare il dito mentre cambia la luna. Ed è smentire la filosofia del doppio turno elettorale tanto cara proprio ai democratici.
Al ballottaggio saltano schemi, le appartenenze e le ideologie. E se si vuole la bicicletta, poi bisogna pedalare.