13/01/12

Meglio ipocriti che abbronzati

Prima di Natale un imprenditore famoso mi disse: «Quest’anno ho abolito il turismo esotico. Non è il momento di farsi vedere in giro abbronzati». Aveva fiutato l’aria. In effetti non si placa il mal di pancia del cittadino semplice per le vacanze dei politici alle Maldive. A incrementarlo sono le foto che ritraggono Schifani e Rutelli su un atollo mentre brindano con champagne di marca e le dichiarazioni della compagna del sub Fini a proposito della fatica di perlustrare ogni giorno la barriera corallina. Non c’è nulla di male nel fraternizzare con un avversario (per quanto un tifoso della Roma non sarebbe stato felicissimo di vedere Totti, anche lui alle Maldive, mentre brinda con Lotito), né nell’andare in vacanza in un resort che costa come tanti altri luoghi di villeggiatura considerati meno offensivi dal popolo votante. Si tratta però di una colossale dimostrazione di insensibilità. E le giustificazioni dei vacanzieri («Era il viaggio di nozze che non avevamo mai fatto», «Sessant’anni non si compiono tutti gli anni») confermano che questa gente ha perso ogni aggancio con la realtà. Quando c’è una tragedia, la festa si ferma. E oggi per milioni di italiani il presente è una tragedia. Chi può ancora far festa deve almeno avere la delicatezza di divertirsi sotto traccia. In questo momento l’ostentazione è il peggiore dei vizi. Specie se chi ostenta fa un mestiere che gode di vasto discredito sociale.

La moglie di Rutelli ha accusato i critici di ipocrisia. Può darsi. Ma c’è qualcosa che irrita molto più dell’ipocrisia. È la mancanza di rispetto. (Massimo Gramellini)


12/01/12




Cosentino, ultima vergogna

Il violento pressing di Berlusconi ha prodotto i suoi effetti: la Camera salva il "referente nazionale del clan dei Casalesi". Decisivo il cambio di posizione della Lega. Un insulto alla giustizia, una vittoria dell'Italia peggiore. Berlusconi è vivo e lotta insieme a noi. Anzi, insieme a loro: il clan dei Casalesi. Il cui «referente nazionale» Nicola Cosentino (parole del giudice di Napoli Egle Pilla) è stato salvato dalla richiesta di arresto, con 309 voti contro 298.
Decisivo è stato il pressing con cui l'ex presidente del Consiglio è riuscito a cambiare la posizione della Lega Nord: che in giunta aveva votato a favore dell'arresto mentre in Aula ha lasciato 'libertà di coscienza' ai suoi deputati. Libertà di coscienza che si è concretizzata nella salvezza per l'ex sottogretario, accusato di riciclaggio, falso, corruzione, violazione di norme bancarie e concorso esterno in associazione camorristica.

Berlusconi aveva deciso di giocare su Cosentino tutte le sue carte, di arrivare alla prima 'prova di forza' in Aula da quando è caduto il suo governo. Sono stati giorni di incontri frenetici, di telefonate e anche di minacce politiche. Ai deputati incerti il Cavaliere aveva anche fatto sapere di essere pronto a rovesciare il tavolo nel caso Cosentino fosse finito dietro le sbarre, arrivando a ipotizzare (attraverso Fabrizio Cicchitto) la caduta del governo e lo scioglimento anticipato delle Camere.

Cosentino, concretamente, è accusato di aver aiutato i clan ad ottenere finanziamenti per la costruzione di un centro commerciale nel casertano. Ma soprattutto di aver creato un sistema politico-mafioso che si basa sul dominio assoluto delle attività economiche del territorio. Un sistema che si preserva attraverso un circuito perfetto: l'organizzazione criminale crea consenso e rappresentanza politica, i politici collusi costruiscono «canali privilegiati» per dare il via ad attività industriali e commerciali, attraverso queste imprese si hanno i soldi e i posti di lavoro che rafforzano l'organizzazione sia da un punto di vista economico e di presa sul territorio sia in termini di controllo del consenso elettorale. 
L'ordinanza di arresto, di oltre mille pagine, elencava minuziosamente come funzionava il sistema secondo i giudici di Napoli. Ed è attraverso questo sistema che sarebbe maturata l'ascesa politica di 'Nick 'O Americano' fin dalla metà degli anni Novanta, quando Cosentino iniziò come consigliere comunale a Casal di Principe, quindi consigliere provinciale a Caserta, fino all'ingresso in Parlamento nel 1996 e alla nomina a sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze del quarto governo Berlusconi. Carica quest'ultima dalla quale Cosentino si è dovuto dimettere nel luglio del 2010 proprio a seguito dell'indagine che ne metteva in luce gli stretti rapporti con la Camorra, pur rimanendo ai vertici del Pdl campano.

08/01/12

Il prof e la casta



“Io provo pena per i politici che sono così trattati male dalla opinione pubblica. Il mio compito è anche favorire una riconciliazione tra la classe politica e i cittadini. Anche io mi considero parte dell’opinione pubblica, e tutti dobbiamo riflettere e dire: ’siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo il mio dovere per fare crescere l’Italia?”. 


Così Mario Monti, tecnico non eletto, capo del governo di salvezza nazionale.
Sono parole che qualsiasi uomo politico serio ripeterebbe alla lettera, senza cambiare nemmeno una virgola. Parole frutto di una cultura democratica cristallina, diretta, lineare.
E ora vediamo cosa hanno da dire gli strilloni del golpe, i semprepronti anti-poteri forti, i furbacchioni della democrazia a rischio. Zitti, che è meglio. (Marco Bracconi)

07/01/12

"Cortina, pirla delle Dolomiti"
All'armi siam sofisti

La linea l’hanno data Fabrizio Cicchitto e Massimo Boldi, uno dei quali è un comico, anche se non ricordo più chi. Stanare i nullatenenti con Porsche al seguito è un comportamento da Stato di polizia. Come no? Negli Stati Uniti li mettono in galera, ma evidentemente laggiù c’è una dittatura. Non solo: secondo Boldi (o Cicchitto?) si tratterebbe di un colossale abbaglio, perché gli evasori di Cortina sono poveracci che affittano il lusso a rate. Che storia commovente. Ci chiederanno una colletta per pagare il leasing della fuoriserie?

Ormai questa tecnica di difesa dell’indifendibile ha raggiunto vette da far impallidire i sofisti dell’antica Grecia. Se uno viene intercettato mentre truffa, loro non si indignano per la truffa, ma per l’intercettazione. Se ti lamenti di chi ha svaligiato una banca, ti rispondono: parli proprio tu che ai tempi dell’asilo rubasti lo zucchero filato? Se la Finanza bussa a Cortina, si scandalizzano perché non è andata a Capri: forse perché a Capodanno non c’era lo stesso numero di turisti, essendosi dimenticati di sparare la neve artificiale sui faraglioni? Se si cercano i soldi disonesti dove ne girano di più, si strilla contro la caccia al ricco. E se Monti cerca di stanare gli evasori, lo si accusa di non averne titolo, dato che a Capodanno ha mangiato il cotechino a Palazzo Chigi. Assistiamo al delirio scomposto di gente che ha perso il contatto con i propri elettori e lettori. Dovrebbero sapere che al piccolo borghese che vota Lega o Pdl i furbetti di Cortina stanno sulle scatole. Persino più che a qualche corifeo della sinistra, che magari a Cortina ci è pure andato. (Massimo Gramellini)


I gasparros a Bangkok


I controlli antievasione di questi giorni non piacciono al Pdl. I gasparros denunciano una presunta demonizzazione della ricchezza, ed è facile replicare che se essere danarosi non è una colpa, esserlo senza pagare le tasse è decisamente uno schifo.
Più interessante l’altra hit dei gasparros sull’argomento, vale a dire la pensosa preoccupazione che in questo modo si possa danneggiare l’economia del luogo.
Un po’ come fare i deputati in Thailandia e depenalizzare il turismo sessuale. Hai visto mai che i bambini poi se li vanno a cercare a Saint Moritz. (Marco Bracconi)


05/01/12


Se il cinepanettone diventa realtà


Gli economisti del mondo intero sono già in viaggio con i Re Magi verso Cortina d’Ampezzo per visitare la culla del nuovo miracolo italiano. Stavolta la realtà ha superato il cinepanettone.

I dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al prodotto interno lordo del 30 dicembre descrivono una crescita impetuosa.

Farcita di percentuali che si impennano da un anno all’altro e addirittura - ecco la grandezza di questo indomito Paese - da un giorno all’altro. Ristoranti: più 300% rispetto al Capodanno precedente e più 110% rispetto al 29 dicembre. Beni di lusso: più 400 e più 106.

La sera del 29 Cortina languiva ancora, fra strade spoglie e locali deserti. I commercianti erano andati a letto distrutti. L’universo rideva di loro. Li dava per spacciati. Ma nella notte è partita la riscossa e l’alba sulle Dolomiti è stata salutata dal canto dei registratori di cassa che sputavano scontrini come petardi e dondolavano fatture fiscali come palline dell’albero di Natale.

Qualche maligno penserà che il nuovo boom sia rimasto circoscritto ai cortinesi. Niente di più falso. I generosi valligiani lo hanno voluto condividere con centinaia di turisti approdati in città la sera prima, probabilmente su slitte di fortuna. Il mattino del 30 quei derelitti si sono svegliati a bordo di una Porsche. Lavoratori che dichiaravano di guadagnare mille euro netti al mese o, peggio, di appartenere a società sull’orlo del fallimento. E’ giusto che la tanto sospirata crescita abbia premiato anzitutto i più bisognosi.

Come in ogni impresa eroica, anche nel supercinepanettone di Cortina non mancano episodi apparentemente inspiegabili che la mente semplice degli uomini derubrica a miracoli. Un commerciante, per esempio, ha venduto oggetti di lusso per un milione e mezzo senza che ne rimanesse traccia nei documenti fiscali. Ma io diffido delle spiegazioni extrasensoriali. Semplicemente gli si sarà rotta la biro. O la stampante del computer, cribbio.

Gli esperti in arrivo a Cortina dovranno spiegarci le ragioni di questo boom abbastanza inatteso. Cosa potrà mai essere successo, nel breve volgere di una notte, per raddoppiare gli incassi dei ristoranti, i guadagni degli alberghi, le entrate delle gioiellerie? Sono sul tavolo diverse ipotesi. C’è chi attribuisce il merito della svolta a una folata improvvisa di ottimismo, diffusa nell’aria da qualche sciatore berlusconiano in discesa libera. Altri tirano in ballo una profezia finora sconosciuta dei Maya: il 30 dicembre 2011 l’asse della Terra si sarebbe allineato per un attimo con il bancomat della piazza principale di Cortina, producendo una serie di effetti a catena, fra i quali la trasformazione delle utilitarie in bolidi superaccessoriati. Ma esiste anche una teoria più eccentrica. Per tutta la giornata del 30 qualcuno avrebbe visto aggirarsi fra i ristoranti e le gioiellerie un gruppo di alieni in divisa da finanzieri. La semplice presenza di questi simpatici visitatori avrebbe stimolato l’economia, meglio della Fase 2 del governo Monti.

Resta da capire il perché dell’ingratitudine dei cortinesi. I quali, sindaco in testa, invece di ringraziare gli alieni per il supporto morale, li hanno duramente contestati. Un autentico mistero. Chiederò lumi a qualche persona di rinomata sobrietà. Magari a Schifani, Rutelli e Casini, che dopo aver visto in tv il messaggio di Napolitano sulla necessità dei sacrifici sono saltati sul primo aereo per andare a sacrificarsi in un resort delle Maldive. (Massimo Gramellini)


04/01/12

E' lì la festa?



Il vero lumbard

Non conosco personalmente Calderoli e non avete idea di quanto ne soffra: quell'uomo è a conoscenza di segreti, riguardo alla scelta degli abiti e degli aggettivi, che temo mi resteranno preclusi per sempre. Se però avessi confidenza con lui, gli direi che su Monti sta sbagliando strategia. Accusare il premier di aver mangiato il cotechino di san Silvestro a Palazzo Chigi con la sua famiglia di noti trasgressivi è stato un errore. E non solo perché ha offerto il destro al perseguitato di prendere elegantemente per i fondelli il persecutore, fornendo la lista dei negozi in cui la moglie aveva fatto la spesa. Molto più grave, dal punto di vista di Calderoli, è che la rivelazione sulle gozzoviglie montiane non avrà indotto i patrioti padani a scandalizzarsi, ma a riflettere sulla circostanza che, da buon lumbard, Monti aveva lavorato anche l'ultimo dell'anno.

Capisco che per scaldare la base leghista e farle dimenticare il nulla combinato a Roma dai suoi rappresentanti sia necessario tirare petardi contro il nuovo governo. E' la mira che mi sembra scentrata. Di questo presidente del Consiglio si potrà dire che è un tecnocrate, che è il genero preferito dai tedeschi, persino che appartiene a una setta di banchieri o di vampiri, ammesso sia ancora possibile cogliere la differenza. Ma fare le pulci alla sobrietà di Monti è come esplorare il coté razzista di Obama: vano esercizio retorico. Specie se a farle, le pulci, è uno che ha condiviso l'avventura politica e stilistica di Berlusconi, accettando senza fare una piega che le auto di Stato venissero usate per scarrozzare le escort del sultano. (Massimo Gramellini)




Equitalia, il cane lupo e i cittadini

La guerra di sguardi lividi e carte bollate che gli italiani hanno ingaggiato da anni con Equitalia non ha nulla a che spartire con i gesti criminali di chi in questi giorni, nonostante le smentite della Storia, vuole farci credere che le ingiustizie si guariscano evocandone la madre: la violenza.
La guerra di cui ci occupiamo qui è una guerra fra poveri, anzi, fra impoveriti (le finanze individuali contro quelle pubbliche) ed è il sintomo di un’emergenza nazionale che precede e spiega tutte le altre: il rapporto fra i cittadini e lo Stato.
Secondo il manuale di educazione civica che prende polvere da decenni nelle nostre librerie, i cittadini sono lo Stato. E le tasse, di conseguenza, lo strumento per finanziare se stessi. Non pagarle rappresenta un atto di masochismo. Ma in Italia non è così. Per un italiano lo Stato è altro da sé, è un vampiro arrogante da buggerare più che si può. Di solito viene identificato con la casta costosa, pletorica e inefficiente dei politici, con il treno sporco e perennemente in ritardo dei pendolari, con il funzionario pubblico che digrigna i denti al di là dello sportello, complicandoci le cose facili e non semplificandoci quelle difficili.
D’altro canto, per un funzionario pubblico il cittadino italiano non è il suo datore di lavoro, ma un postulante. Non il comproprietario dello Stato, ma un suddito. L’effetto di questa estraneità reciproca, rimasta grosso modo inalterata dai tempi delle invasioni barbariche, si riverbera sulla relazione cruciale fra chi paga le tasse e chi le riscuote. Il contribuente considera Equitalia un taccheggiatore. Equitalia considera il contribuente un evasore.
Equitalia detesta il contribuente perché sa che egli farà o ha già fatto di tutto per fregarla. Perciò gli starà addosso con i metodi dell’inquisitore, applicando senza un briciolo di buon senso quelle leggi che le consentono di pignorare la casa e l’auto a chi non possiede nient’altro per lavorare e quindi per pagare le tasse. L’agenzia agirà come se avesse sempre ragione e quando la giustizia le darà torto si rifiuterà di riconoscerlo fino all’ultimo grado di giudizio, confidando nella stanchezza del cittadino, che pur di non spendere altri soldi in tribunale accetterà di pagare in forma scontata una somma che non avrebbe dovuto pagare affatto.
A sua volta il contribuente ritiene che Equitalia si accanisca contro di lui perché è piccolo e nero, mentre i grandi patrimoni vengono risparmiati e coloro che portano i soldi all’estero o mettono le proprietà immobiliari all’ombra di società di comodo non correranno mai alcun rischio. E’ portato a considerare veniali le sue colpe, anche quando ci sono, e sproporzionata la reazione della controparte.
Questo stato d’animo è aggravato, o forse addirittura determinato, dalla mancata percezione dell’interesse comune. La maggioranza degli italiani è convinta che le tasse riscosse da Equitalia non serviranno a pagare i servizi essenziali, ma a ingrassare i soliti noti, perciò vive l’evasione come una forma di autodifesa invece che come una diserzione sociale. In realtà i servizi, anche se pessimi, ci sono e ce ne stiamo accorgendo adesso che cominciano a scarseggiare. E ci sono anche gli evasori: quelli grandi, certo, ma pure i piccini, che la latitanza dei grandi non rende meno colpevoli.
Quando si parla di cartelle esattoriali ogni italiano diventa doppio. La sua parte A applaude all’irruzione delle Fiamme gialle negli alberghi di Cortina durante le festività natalizie, a caccia di ricconi esentasse. Ma la parte B solidarizza con gli abitanti di Cortina che dal prossimo Capodanno rischiano di perdere la clientela e quindi il lavoro. In genere questa parte B è particolarmente sviluppata quando l’azione invasiva dello Stato lambisce le nostre tasche. Quando invece tocca quelle degli altri, rifulge al massimo splendore la parte A. Una schizofrenia che raggiunge livelli di autentico interesse scientifico in una certa sinistra radicale a cui ha appena dato voce Beppe Grillo. Quella che invoca uno Stato cane lupo, da aizzare addosso agli evasori, tranne poi lamentarsi se il cane lupo Equitalia sbrana tutto ciò che fiuta. (Massimo Gramellini)