08/12/11


Il decreto Petrolini 
Massimo Gramellini

La manovracadabra dei bocconiani stimola alcuni punti interrogativi poco sobri, di cui mi scuso anticipatamente. Quante lauree in originalità economica bisogna prendere per avere l’ideona di tappare i buchi dello Stato aumentando la benzina?

Perché in tutto il mondo i diritti televisivi costano miliardi, mentre in Italia le frequenze sono come i biglietti dei vip: omaggio?

A quale titolo il bar di un oratorio continua a non pagare l'Ici? Forse distribuisce cocacola santa?
Come mai neppure i bocconiani ci permetteranno di scaricare la fattura dell’idraulico, affinché noi ci si senta finalmente motivati a pretenderla?
La vecchina che va nella sede più vicina del sindacato a lamentarsi che le hanno congelato la pensione e raddoppiato l'imposta sulla casa, è al corrente che per quella sede il sindacato non paga un euro d’Ici?
L’Europa ci ha chiesto di alzare l’età pensionabile e noi lo abbiamo fatto. Però l’Europa ci ha anche chiesto di ridurre i privilegi di tutte le caste: perché non lo abbiamo fatto?
Un tetto di 5000 euro alle pensioni d’oro di politici e alti funzionari pubblici quante pensioni di piombo avrebbe permesso di salvare?
Com’è che diceva il padre di tutti i fiorelli, Ettore Petrolini?
Ecco, qui almeno ho la risposta: «Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti».

07/12/11

D-ici-amolo!

"Perchè io sono io, e voi non siete un cazzo!"


Il Vaticano non paga Ici, Irpef, Ires, Imu, Tasse immobiliari e doganali, ma neanche gas, acqua e fogne... è tutto a carico dei contribuenti italiani. Possiede quasi il 20% del patrimonio immobiliare italiano e con l'8 per mille toglie quasi 1 miliardo di euro all'anno all'Italia... 

Spaceballs



Contrariamente alle previsioni più cupe, «Porta a porta» non è riuscita a trasformare Monti in un guitto e neanche in un plastico. È stato Monti a trasformare Vespa in colui che era prima delle infatuazioni barbariche: un giornalista democristiano. Davanti all’esordiente seduto sulla poltrona dei famosi, l’intervistatore non era in piedi né in ginocchio, ma mollemente arcuato come ai tempi di Andreotti e Forlani. Solo che stavolta davanti a lui non c’era un democristiano italiano, ma uno tedesco. Quindi cattivissimo e capace di punte di autentica crudeltà. Appena Vespa lo ha ringraziato per aver scelto la sua trasmissione, ha risposto: «Io non sono qui per far piacere a lei». E quando il frequentatore di caste romane ha alluso a se stesso con l’espressione «noi uomini della strada» (l’unica battuta della serata) e chiesto delucidazioni sulle aliquote più alte, Monti lo ha subito restituito alla sua condizione di privilegiato: «Vedo che lei è abituato a ragionare di queste cifre».
Onore alla perfidia di Monti, ma anche ai riflessi di Vespa: mentre i comici sono rimasti fermi a Berlusconi, lui è già tornato a Tribuna Politica. Simbolo di un Paese immobile che quando decide di cambiare va indietro.


06/12/11

Macello


Equità


(s.f.) Contrazione di E-qui-taglio. Diffusissima fra i cavalli e le altre bestie da tiro, come i muli, i buoi e i lavoratori con almeno 42 anni di contributi. Ex moglie dell’ex ministro Tremonti, con il quale ha avuto una figlia: Equitalia.
Esempio di equità: andare in pensione alla stessa età dei tedeschi senza però avere mai percepito gli stipendi francamente esosi dei tedeschi. Altro caso tipico di equità è il raddoppio dell’Ici alle vedove che vivono in case fin troppo grandi, per contribuire al fondo di solidarietà «Mansarde di Stato con vista panoramica abitate dai parlamentari a loro insaputa».
Aggettivo: equo. Nel sentire comune è equo che paghino gli altri, mentre è iniquo che paghi io. La saga «Lamento dell’Equo» di Evasor Multiplex racconta le avventure dei possessori di yacht in nero, che la tassa sui posti-barca costringerà a tentare un attracco di fortuna in qualche isolotto dei mari del Sud, dopo una sosta nei centri di raccolta svizzeri per fare il pieno di banconote non scudabili e difficilmente scusabili. Sinonimi: torna qua, hai da pagà, ma va là. Frasi celebri: «Rogito, equo suv» (pronunciata dal filosofo Cartesio, già ministro tecnico nel governo Ciampi, alla notizia della rivalutazione degli estimi catastali).
Curiosità: dopo le lacrime della ministra Elsa Fornero, alla manovra «Lacrime e Sangue» verrà presto aggiunto il sangue dei pensionati. Per equità. (Massimo Gramellini)

03/12/11



Illustrare la manovra da Vespa?! Ma cosa è saltato in mente a Mario Monti? Chiariamo subito: il gestore di Porta a Porta fa il suo mestiere ed è un fatto che da quando esiste il tragico dlin-dlon non c’è presidente del Consiglio di destra, sinistra o centro che non si sia accomodato dove si accomodarono, per dire, la signora Franzoni da Cogne e la trans Natalie. Ma, soprattutto, dove in una notte del 2001 Silvio Berlusconi firmò sulla scrivania di ciliegio la superpatacca del contratto con gli italiani. Una scena incancellabile, l’inizio dell’horror che ci ha condotti al presente disastro.
E, se pure il nuovo premier avesse scelto Floris o Fazio, lo sbalordimento non sarebbe minore. Il tracollo della nostra economia, gli annunci di sacrifici “impressionanti”, il Paese con il fiato sospeso e la figura stessa di Monti, il tecnico competente e misurato venuto a salvarci dopo la bancarotta della politica, avrebbero suggerito una comunicazione autorevole e consona alla gravità del momento. Nelle grandi democrazie, i capi di governo parlano alla nazione a reti unificate, seduti nel loro studio e con accanto la bandiera. Non risulta che Cameron, Sarkozy o la Merkel corrano a illustrare le loro decisioni nel primo talk show, anzi se ne guardano bene. Se Monti sente la necessità di uscire dai formalismi per confrontarsi subito con l’opinione pubblica, anziché rispondere a Vespa e ai tre immancabili direttori, perché non anticipa la tradizionale conferenza stampa di fine anno con tutte le testate giornalistiche?
Che un danno d’immagine ci sia già è dimostrato dalla precipitosa convocazione delle Camere per lunedì seguita alle proteste dei partiti (tranne il Pd dei Tafazzi, s’intende) increduli all’annuncio che sarebbero stati informati sulla manovra dopo il simpatico maggiordomo di via Teulada. Qualcosa dovevamo cominciare a temere quando, dopo il giuramento al Quirinale, il ministro dell’Ambiente si precipitò a Un giorno da pecora. Tecnici o politici, smodati o sobri, possibile che non cambi mai nulla?

02/12/11



Ci sono fine settimana che si rimanda a dopodomani. Altri che si molla tutto perché fino a venerdì è stato un delirio. Altri ancora che mezza Italia in gita scacciapensieri.
E poi ci sono i fine settimana come questo. Quelli che aspetti con curiosità e pure un po’ di ansia. Quelli che il lunedì che arriva è uno di quei giorni che non dimentichi. Uno di quelli che si capiscono tante cose.
Tra le cose che si capiranno è quanto partiti e sindacati stiano, in queste ore, facendo ammuina. Vale a dire in che misura le richieste al governo Monti, tirato per la giacchetta da svariate parti, siano pressioni pro forma per rassicurare i propri iscritti ed elettori. Oppure una giusta e ferma invocazione di equità nei sacrifici prossimi venturi.
L’impressione è che la crisi finanziaria sia tale da non permettere – se il governo sarà equilibrato – strappi degni di nota. Più l’Italia resta debole, più il professore resta forte. Infondo è lì per questo.
Ma mai dire mai, nella vita.
Soprattutto in questo Paese, dove cinquant’anni di democrazia bloccata e poi vent’anni di populismo hanno abituato tutti a considerare uno zero virgola in più nelle urne più importante di quasi due miliardi di debito pubblico.
L’impazzimento, con questo Parlamento figlio del Porcellum, è sempre dietro l’angolo.